A-TEMPO

Il Tempo non esiste. Esiste solo l'atto del misurarlo.
[collezione collettiva di dis-unità di misura]

Clessidra

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Numerologia

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venerdì, 16 novembre 2007

Pluffffff



Aperto il 12/11/2007 e chiuso il 16/11/2007. Il tempo di un blog a tempo.
Grazie a tutti per la partecipazione

Effe, Blulu, cybbolo



postato da: cybbolo alle ore 15:37 | link | commenti (27)

Schiava del gadget, del tempo

(di pattymeet)

Guardi signoramia, avessi il tempo parteciperei anche io a questa cosa qua. Appena mi dicono guarda c’e’ un concorso io partecipo. Si vince un premio? Eccomi. Un gadget? Non potrei farne a meno. Ci sara’ un’estrazione? Dove devo imbucare la mia scheda?  Se compra due pacchi di ammorbidente le regaliamo un utilissimo sbucciapatate. Si. Lo voglio. La vuole assaggiare la salsiccetta al pepe? Oggi in omaggio un simpatico poster dei tre porcellini. Datemelo. Ti piace scrivere sul blog? Zi. Ti piacerebbe par-te-ci-pa-re ad un evento che stiamo organizzando? Zi.Zi.

Purtroppo pero’ al giorno d’oggi, signoramia, il tempo sembra non basti mai. E mica si puo’ star dietro a tutto e per la miseria e che vogliono da me? La mattina  mi alzo alle otto e prepara il caffe’ il tost per il maritino intanto spalmati l’antirughe sul contornocchi poi bacia il tuo uomo che sei donna si ma devi esser pure amica e amante, poi va’ a lavoro che tra le altre cose ci tieni alla tua indipendenza di donna e la spesa la puoi fare con i tuoi soldi e cosi’ puoi comprare i prodotti piu’ costosi si, ma con allegati tutti i gadget del mondo,  senza che nessuno ti rompa le balle -ma. quanto. spendi. ma. che. mani. bucate. che. hai-.

Comunque guardi, signoramia, io ci provo lo stesso anche se non so se sono ancora in tempo. Cioe’ fino al 16 novembre significa che il 16 novembre e’ escluso e che quindi si tratta di un termine libero oppure e’ troppo tardi? Lo vede? Lo vede signoramia?

Piu’ io  mi metto in moto piu’ il moto che mi sta intorno accelera e, insomma, l’e’ tutta una corsa al giorno d’oggi e pare che il tempo stia sempre in marcia. E per forza poi l’e’ tutto contratto, si fermi sig. tempo, che so, si prenda un caffe’, quello con l’etichetta ble la fa partecipare ad un’estrazione. In palio un corso di stretching che, quello, ce ne avrebbe bisogno eh.

postato da: cybbolo alle ore 15:01 | link | commenti (1)

Quanti anni hai?

(di cronachesorprese)

“Le spiego perché l’ho fatta venire un’ora prima del colloquio, signor… - la segretaria sbirciò velocemente il nome sull’agenda - signor Spacca: il primo appuntamento è sempre più lungo perché il dottor Silesio richiede prima di tutto la lettura, la firma e l’approvazione delle regole, nonché la compilazione del questionario, fondamentale per cominciare le sedute”. Così dicendo la segretaria porse all’Ingegner Spacca un fascicolo delle dimensioni di un quadernino ma di un certo spessore, rilegato a spirale e con i bordi arrotondati. Sulla copertina, colorata di un azzurro tenue, due cerchi concentrici, uno verde e uno rosso. Nel più piccolo era incollata un’etichetta con cognome e nome del nuovo paziente: Spacca Secondo.
“Questionario? Regole? Che storia è questa?”
“Niente di che, signor Spacca, è la prassi”.
“Io devo decidere se fare un ciclo di psicoterapia, non se stipulare una polizza! Prima di firmare qualsiasi cosa voglio vedere in faccia il professore! Sono venuto qui su consiglio del mio medico ma non sono né un bambino né uno sprovveduto, se permette, ho cinquant’anni compiuti… Cinquant’anni, due mesi e sedici giorni per l’esattezza!”
Alle parole “cinquant’anni” la segretaria perse, quasi impercettibilmente, una frazione di grado dal sorriso a goniometro, senza tuttavia compromettere l’amabilità generale dell’atteggiamento.
“Naturalmente non posso costringerla, signor Spacca. Ma le regole sono queste, non sono autorizzata a far deroghe per nessun motivo. Se vuole procedere alla compilazione si può accomodare nella stanza qui a fianco”.

“Gli strizzacervelli sono strani, si sa - borbottava l’ingegnere mentre posava il fascicolo sul tavolo al centro della stanza - Ma non mi facciano perdere tempo con futili giochini. Sono solo un po’ stressato e sono venuto qui seguendo il consiglio del mio medico. Ho lavorato troppo negli ultimi dieci… quindic… venticinque anni. Ecco, sì, sono venticinque anni, un mese e quattro giorni che non penso ad altro che al lavoro, e ho compiuto da poco cinquant’anni. Dieci lustri, mezzo secolo. Da due mesi e sedici giorni”.

Prime tre pagine: le regole. Nessun elenco puntato, nessuna numerazione, nessuna distinzione tra i punti con altri sistemi di simboli. E un font in corsivo, troppo lezioso. Lo spirito tassonomico dell’ingegnere manifestò la sua disapprovazione con una smorfia di disgusto.

“Per ogni seduta il paziente dà disponibilità di un’ora, ma le sedute possono durare pochi minuti o l’intera ora, a seconda del programma terapeutico che si sta seguendo. Solo il dottor Silesio lo sa”.
Sono vent’anni - pensa l’ingegnere - che comunico l’ora di arrivo a casa con preavviso di novanta minuti. Chi lo spiega a mia moglie?

“Si entra nello studio senza orologi, cellulari o altri strumenti atti alla misurazione del tempo, che devono essere lasciati in custodia alla segretaria”.
Io senza orologio al polso dò di matto. Lo consulto ogni trentasei secondi, in media. Lo so perché una volta ho contato quante volte guardavo l’orologio in una settimana, e ho fatto la media giornaliera e oraria.

“Durante il colloquio è vietato fare qualsiasi riferimento al passare del tempo. Un segnale sonoro predisposto dal dottor Silesio in base al programma terapeutico avvertirà il paziente della fine della seduta.”
Aiuto…

“Il paziente deve semplicemente dimenticarsi di essere in un “quando”, perché secondo la teoria del dottor Silesio la libera associazione, la compresenza nello spirito di fatti eterogenei e distanti nel tempo, insomma tutti i fenomeni e i meccanismi psichici che il dottor Silesio cerca di indagare non tengono conto, se non in maniera labile e allegorica, della variabile tempo”.
Io non riesco a pensare alla mia vita senza pensare al tempo che è passato, mettendo in fila tutti gli avvenimenti, prima uno e poi un altro. Mi ricordo il giorno, l’ora e a volte anche il minuto di tutti i fatti importanti…

“Il paziente deve raccontare fatti e circostanze della sua vita passata e presente senza fare mai riferimento alle coordinate temporali.
…Il primo bacio. La laurea. Il primo giorno di lavoro. L’incontro con la donna che sarebbe diventata mia moglie. E se adesso è diverso, con mia moglie, è solo perché è passato del tempo. Per quale altro motivo? Cosa c’è da indagare di diverso?

“Il paziente non deve pensare ai rapporto di causa e di effetto in una logica temporale. Spesso è fondamentale mettere in connessione fatti molto distanti nel tempo.”
Sì, ma che ne sa il dottor Silesio? Devo ben spiegarglielo io cosa è successo prima e cosa dopo. Come fa a capire, ad esempio, perché mi metto davanti allo specchio e sincronizzo i movimenti pelvici con il rintocco del pendolo di casa, se non sa da quando lo faccio? Caspita, a pensarci bene questo non me lo ricordo neanch’io. Stranissimo, mi ricordo sempre tutto. Quando ho cominciato?

“Il paziente deve dimenticarsi del significato simbolico, dell’importanza sociale eccessiva che diamo a scadenze che sono determinate soltanto dall’uso della numerazione in base dieci. Le espressioni: “Ormai ho trent’anni”, “Vado per i quaranta”, “ho cinquant’anni suonati” sono da evitare accuratamente. Il dottor Silesio ritiene un inutile spreco di energia dedicare sedute e sedute ad analizzare la crisi dei trenta, dei quaranta o dei cinquant’anni. I problemi veri sono sempre altri, e parlare delle scadenze decennali come se avessero una qualche sostanza è una strategia di autoinganno”.
Ma questo sta scherzando. Ogni decennio ha un colore, un sapore diverso. Uno stile. Un modo di vestire. Quando compro un vestito voglio che il vestito dica, in qualche modo: signori, ho cinquant’anni, non uno di più e non uno di meno. Crisi? Sarebbe come se fossi in crisi perché ho il piede sinistro. Gli anni che ho sono parte di me. Sono parti del corpo. Un decennio è come due mani. Dieci dita. Anzi, gli anni sono organi con una loro funzione. Ogni anno che acquisto, ho un organo in più per vedere, per sentire, per contare, per amare.

“Non si accumulano anni come se fossero cose. Per impostare da subito correttamente i colloqui, il dottor Silesio invita il paziente a compilare le schede nelle pagine seguenti. Ogni foglio corrisponde a un anno di vita. Si prega di compilare la scheda indicando uno o più fatti salienti dell’anno in questione, e poi a nominare la scheda non con il numero dell’anno, ma con un nome qualsiasi. Un nome di persona, un colore, un luogo. Le schede vanno staccate seguendo la linea tratteggiata e radunate come mazzi di carte. Il dottor Silesio le mescolerà, il paziente taglierà come fanno i giocatori di poker. Si comincerà la seduta pescando una carta a caso dal mazzo, e poi un’altra, e un’altra ancora…”
Ah… vabbé, questo è facile, dai.

“Allora signor Spacca, vediamo, che nomi ha dato ai suoi anni?”
“Ho scelto nomi di persona, dottor Silesio”.
“Benissimo, vediamo… Tredicesimo? E che nome è?”
“Beh, io mi chiamo Secondo, perché sono il secondogenito. Se avessi quarantanove fratelli…”
“Signor Spacca, ho la sensazione che con lei il lavoro sarà lungo e faticoso”.
“Se si deve fare… Che dice, stabiliamo fin da subito un piano pluriennale? Come lo chiamiamo l’anno in cui concluderemo: Ultimo? Non è che porta sfiga?”

postato da: cybbolo alle ore 14:29 | link | commenti (2)

comunicazione di servizio

da domani non sarete più in tempo....

 

postato da: blulu alle ore 14:09 | link | commenti (2)

Il tempo ha i minuti contati

(di Guido Penzo)

Non ho tempo. Per questo lo guardo passare, è il mio passatempo. L'aspetto da solo nella sala di bell'aspetto che ripassi, che torni indietro sui suoi passi. Ma il tempo è ormai passato, a volte remoto, lontano nel tempo. Il tempo è infinitesimale, piccolo, minuto, secondo a nessuno. Il tempo c'era prima della notte dei tempi, quando nessuno ancora si chiedeva: che tempo che fa, a che ora? Ti accorgi della sua presenza solo quando è già trascorso e trapassato, e non puoi fermarlo. Per quanto corri non riesci mai a precorrerlo. Ogni cosa ha il suo tempo e tu il tuo: nasci, cresi, muori, tocchi ferro. Il tempo è così. Quando va bene è e sei sereno, quando va male è temporale, come il potere. Ma il mio tempo è scaduto e in frigorifero non ce n'è dell'altro. Solo il tempo di un consiglio d'Egitto: se un giorno viaggerete nel tempo portatevi una ventiquattrore.
postato da: cybbolo alle ore 13:52 | link | commenti

Quel che si attende arriva ad un'ora inattesa

(di Simonetta Bumbi)

Ti porterò una rosa e tu sorriderai

con la mia bocca e fra le labbra

spine di piacere sapranno liberarti

sangue nel palmo di quella meridiana

che toglie l’ombra per farsi attimo compiuto,

e poter dire permesso potrà solo a  noi,

e concesso sarà il brindisi iniziale,

passaggio di quei vocali a concepir respiri

per quei pensieri che avranno accordo d’un labiale,

ché melodia sarà  il finale

dove la parola non avrà mai il suo punto.

postato da: cybbolo alle ore 10:57 | link | commenti (1)

Il (rac)conto del tempo

(di Ora Sesta)

 
Sono un’Ora tarda, o che tarda, sono comunque fuori tempo.

Detto così, il tempo sembra un campo recintato e chi è fuori fuori, chi è dentro dentro. Oppure una prova d’orchestra dove il direttore tira con rabbia la sua bacchetta in testa al violinista distratto.

La mia lingua è come la seggiola di mia zia, buonanima: a trovare il legno bisogna scrostare le mani di vernice, tante, che raccontano dove il destino – impersonato da lei nel tempo d'una recita – l’aveva collocata lungo gli anni. Il bianco evoca la compagnia della credenza in cucina, il verde quella del tavolino sotto il porticato; un’altra mano bianco-panna sopra quel verde è come una tacca segnatempo: la seggiola sta a cuccia in un angolo della cucina riverniciata, senza più la zia a trascinarla in strada, davanti al portone, per le sue chiacchiere tra comare e passanti, all’imbrunire.

La mia lingua ha depositato i prestiti delle lingue di popoli che aveva “attraversato” e di quelle che l’avevano attraversata. Ma per dire tempo usa una parola delle sue origini; e con senso dell’economia dei popoli “migranti” a fare il fagotto da portare appresso, la usa anche per il “tempo” imposto dal giro dei venti. (A ben vedere, però, questa “economia” non era poi diversa da quella dei contadini con l’orologio del raccolto a ticchettare il ritmo.)

E dice un’altra cosa, la mia lingua; lei il tempo lo conta. Fissa un punto e da lì in giù e in su fa il ‘calcolo del tempo’. D’accordo, per fissare quel punto ci siamo adattati all’Europa cristiana (si fa per dire, senza poter dire), Cristo diventa quel punto – inchiodato lo è comunque, povero cristo – ma noi tagliamo il gran cocomero della storia in “prima” e in “dopo” il calcolo del tempo. Siamo gente strana, noi, abituati ai paradossi, abitanti i paradossi, ospiti e ospitanti nello spazio e nel tempo.
postato da: Effe alle ore 10:44 | link | commenti (5)

I had my yo-yo

(di Rael)

penso che farsi rubare il cuore assomigli a farsi baciare senza ricordare che l'ultima volta che ti sei lavato i denti era circa sedici ore prima. 
oppure, anche, quando pensi solo a toglierti tutto quello che hai addosso, freneticamente, senza considerare che hai su i calzini da sedici ore e che per sedici ore ci hai camminato dentro.
secondo me non esiste il colpo di fulmine immediato, di quelli da nanosecondo, e neppure i fulmini sulla lunga distanza: ora che s'è liberato dalle nuvole, ci mette circa sedici ore ad arrivare a terra, trovare il cuore da colpire e fare zot.
probabilmente il cuore pesa sedici grammi, ed è programmato per vivere sedici ore.
allo scadere di quelle sedici ore, si polverizza, pouff, diventa un sottile pulviscolo che una folata di vento sposta, una termica innalza, un'ascensionale fa salire, finché non incontra di nuovo cirri, nembi e cumuli.

postato da: Effe alle ore 09:59 | link | commenti (1)

Temporale

postato da: Effe alle ore 09:43 | link | commenti (11)

(di Verderame)

il tempo

che impiega una goccia

a cadere

postato da: Effe alle ore 09:20 | link | commenti